Dopo aver preso il secondo livello ho iniziato a fare trattamenti Reiki agli altri e, nel corso di questa esperienza, mi sono reso conto che, se anche non ponevo le mani a contatto diretto del corpo fisico, non solo l'energia fluiva lo stesso ma la persona sembrava la percepisse maggiormente. Ciò era accaduto quando trattando con il Reiki scottature ed eritemi ho dovuto forzatamente tenere le mani sollevate di qualche centimetro dalla pelle della persona.

Questo ha fatto scattare in me un processo logico che si è espresso nella seguente domanda: se funziona con scottature ed eritemi perché non dovrebbe funzionare sempre e comunque? A cui, per contro, si è immediatamente aggiunta un'altra serie di domande: perché nessun maestro di Reiki, almeno a mia conoscenza, ci ha mai pensato? Non ci sarà qualche controindicazione? Funzionerà veramente lo stesso? Comprese le domande che andavano a toccare la parte che tutti noi, chi più chi meno, ci portiamo dentro: non sarà proibito? Non si andranno a sollecitare forze ed energie che non è permesso utilizzare?

Essendo, però, profondamente curioso ho cercato di mettere a tacere le paure e ho iniziato la sperimentazione confortato, peraltro, dal fatto che stavo utilizzando Reiki che, per sua stessa natura, non è mai dannoso. Ho iniziato, quindi, a dare energia Reiki a varie distanze dal corpo fisico e ad annotarne i risultati, paragonandoli a quanto già da me conosciuto dalle sessioni di pranoterapia che praticavo da tempo.

Nelle sessioni di pranoterapia, infatti, non si dovrebbero mettere le mani sulla persona bensì operare prevalentemente a distanza. Questo è quanto insegna la pranoterapia praticata in oriente.

Ho iniziato quindi a fare delle constatazioni interessanti, che in seguito si sono confermate valide, non solo per i risultati ottenuti nei trattamenti da me effettuati ma, anche, per quanto ottenuto da diversi operatori Reiki che hanno condiviso con me questo lavoro di ricerca.

Partendo da ciò che accadeva, dalle reazioni delle persone trattate, dagli effetti su aure, chakra, corpi sottili e corpo fisico ho incominciato ad affinare le tecniche di intervento, mettendo insieme tutte le mie conoscenze e, contemporaneamente, aprendomi al nuovo. A un certo punto mi sono reso conto che era nato un nuovo modo di fare una sessione di Reiki, un nuovo metodo che ho chiamato Reiki Aurico dal nome che diamo ai nostri campi energetici: le aure.

Più che partire da una base teorica, per potermi spiegare scientificamente ciò che accadeva in una sessione di Reiki Aurico, sin dagli inizi sono partito dai risultati che erano sotto i miei occhi e che non potevo ignorare. Sarebbe stato molto semplice fermarmi al puro fatto che i risultati c’erano e, quindi, procedere dicendomi con molta tranquillità: "le spiegazioni arriveranno".

Sia la mia naturale curiosità sia ciò che accadeva, che era veramente molto forte e in un certo senso diverso da ciò che conoscevo del Reiki, mi hanno spinto, invece, a pormi un'infinita serie di domande e a cercare risposte che fossero il più possibile logiche, scientifiche, ovvero ...... con i piedi per terra.

Ho potuto, per esempio, constatare che uno degli effetti più rilevanti del Reiki Aurico è la sua maggiore efficacia, in tempi più brevi, rispetto al Reiki per contatto. ............................

 

© Tabish 1997

La scoperta del Reiki Aurico

 

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